Draghi ed il Concordato con il Vaticano

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È rimbalzata come un fulmine a ciel sereno la risposta del nostro Presidente del Consiglio Mario Draghi alla nota verbale del Vaticano, scaturita dal Disegno Di Legge più dibattuto degli ultimi tempi, il DDL ZAN : “il nostro è uno stato laico, non è confessionale, quindi il parlamento ha tutto il diritto di discutere e legiferare. Il nostro ordinamento contiene tutte le garanzie per verificare che le nostre leggi rispettino sempre i principi costituzionali e gli impegni internazionali, tra cui il Concordato con la Chiesa“. Ma partiamo brevemente dai cenni storici, cos’è questo Concordato?

Il Concordato venne firmato il 18 Febbraio del 1984 dal Presidente del Consiglio dei Ministri Craxi e dal Segretario dello Stato Vaticano Casaroli. Obiettivo dell’Accordo fu essenzialmente il regolamento dei rapporti tra lo Stato e la Chiesa cattolica ai principi della Costituzione repubblicana, attraverso l’applicazione del procedimento di revisione bilaterale di cui all’articolo 7, secondo comma, della Costituzione Italiana.
Con l’Accordo del 1984 vennero introdotte molteplici e sostanziali innovazioni ai Patti Lateranensi del 1929 firmati da Mussolini e dal cardinale Gasparri. Il nuovo Concordato si configurò come un “accordo-quadro” di principi fondamentali che regolano l’indipendenza dei rispettivi ordini dello Stato e della Chiesa, individuando gli specifici capisaldi costituzionali, sui quali ricostruire il sistema dei loro rapporti con l’articolato rinvio ad ulteriori intese su specifiche questioni, da stipulare successivamente tra autorità statali ed ecclesiastiche competenti.

Avendo ricordato il Concordato, in cosa consiste la nota verbale che ha suscitato tutto ciò ?

Nella prassi diplomatica la cosiddetta “nota verbale” è una comunicazione preparata in terza persona, non firmata o siglata da un diplomatico. Di solito, viene utilizzata per comunicare tra ambasciate oppure tra ambasciate e ministeri, difatti il 17 giugno, monsignor Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli stati della segreteria di Stato, il principale organo di governo del Vaticano, ha consegnato una nota verbale all’ambasciata italiana in Vaticano, poi arrivata al ministero degli Esteri guidato da Luigi Di Maio.

E quindi perchè la Chiesa è intervenuta sul DDL Zan?

Per il Vaticano alcuni contenuti del ddl inciderebbero «negativamente sulle libertà assicurate alla Chiesa e ai suoi fedeli», imporrebbero alle scuole cattoliche l’organizzazione di attività contro l’omofobia e tutto questo, in generale, costituirebbe una violazione del Concordato, ma cosa nello specifico?

Secondo il Vaticano, la proposta del deputato Alessandro Zan ridurrebbe la «libertà garantita alla Chiesa Cattolica dall’articolo 2, commi 1 e 3 dell’accordo di revisione del Concordato». Il comma 1 è quello che assicura alla Chiesa «libertà di organizzazione, di pubblico esercizio di culto, di esercizio del magistero e del ministero episcopale», mentre il comma 2 garantisce «ai cattolici e alle loro associazioni e organizzazioni la piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione».

Alcuni passaggi del ddl Zan, poi, per il Vaticano metterebbero a rischio la «libertà di pensiero» della comunità dei cattolici. Con la nota si è altresì contestato l’articolo 7 del disegno di legge, che chiede di istituire la Giornata nazionale contro l’omofobia, la bifobia, la lesbofobia e la transfobia. Le scuole private, quindi anche quelle cattoliche, sarebbero obbligate a organizzare attività che la Chiesa percepisce come contrarie alla propria dottrina. Nella nota si «auspica» dunque «che la parte italiana possa tenere in debita considerazione le argomentazioni e trovare così una diversa modulazione del testo continuando a garantire il rispetto dei Patti Lateranensi».

Le obiezioni poste dal Vaticano, dunque, sono sostanzialmente due: una presunta violazione della libertà d’espressione e l’obbligo di celebrare nelle scuole cattoliche la Giornata nazionale contro l’omofobia, la bifobia, la lesbofobia e la transfobia.

Ricordiamo che di tutto ciò si sta ancora discutendo e pertanto nulla è stato ancora deciso. Come sapete bene amiamo lasciare ai nostri lettori la possibilità di poter trarre da sé la propria opinione e riflessione su ogni tema che proponiamo. Di nostro vi possiamo dire che non appoggiamo particolarmente le esasperazioni, l’esagerazione, il continuo dibattere sulla stessa tematica perchè ogni grande consapevolezza, ogni accettazione, ogni cambiamento ha bisogno di seguire un processo evolutivo e pertanto non è possibile stravolgere un’intera mentalità e farlo con la superbia di un momento. Pensiamo che sia necessario educare, educare a rispettare primariamente e sopra tutto, senza imporre e poi riconoscere la responsabilità delle proprie azioni e della manifestazione del proprio pensiero. Esprimere la propria opinione non può diventare un reato, ma a ciò si deve tener conto del rispetto per la vita degli altri, senza manifestare attivamente odio, discriminare e compiere atti ai danni di una persona o di un gruppo.

di Elisa Laezza

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