Il business del calcio: non solo un gioco

Informati

In queste torride settimane di caldo estivo, l’Italia si è magicamente unita sotto un’unica bandiera per sostenere, lodare e festeggiare la nostra amata squadra di calcio Nazionale che sino ad oggi ci sta regalando grandissime emozioni. Fa un po’ sorridere se permettete, pensare che il calcio riesca a riunirci più di qualsiasi altra forza esterna. Quando c’è la partita non esiste Nord e Sud, non esistono nemici, esiste un sogno, un’inno ed un’identità stupenda che è quella che ci rende una Nazione nel vero senso della parola ed è questa l’Italia che vorremmo vedere sempre…ma questa è un’altra storia. Oggi, per i più curiosi ed appassionati, analizziamo brevemente il mondo del calcio ed il suo business.

Partiamo definendo il mondo del pallone come un’impresa con un sistema destinato alla produzione di beni e servizi per la collettività, in cui le risorse disponibili devono essere combinate in modo efficiente per raggiungere gli obiettivi prefissati. Il sistema è un sistema competitivo, difatti le squadre appartengono a diversi club ed è inoltre ad eliminazione nel senso che i concorrenti sono beneficiati dalla scomparsa di un competitore e ciò fa si che ci sia un numero ristretto di concorrenti e che, paradossalmente, l’industria possa sopravvivere.

Eliminando i fornitori di materiale tecnico i quali sono tenuti in piedi dal prestigio e dal numero delle imprese fornitrici quali gli alberghi per le trasferte, i mezzi di trasporto e la gestione dello stadio, e gli acquirenti, quali gli spettatori; il potere contrattuale di ogni società e club è il giocatore stesso “disposto” ad un prezzo oneroso. Interessante la riflessione poi che il potere contrattuale dell’acquirente ( ovvero noi spettatori) venga calcolato sulla base delle fede calcistica dello stesso e pertanto a livello di marketing che significa? Pur aumentando il prezzo del biglietto, lo spettatore, l’appassionato, continuerà a venire allo stadio e non solo, continuerà a comprare gadget e usufruire di servizi ad abbonamento in streaming qualora non gli sia possibile venire.

Capiamo bene quindi che, oltre alle prestazioni tecniche, al talento dei giocatori ed alla magia del gioco, anche l’apporto economico e relazionale ( un network, una rete di contatti che spazia dal settore dell’industria al turismo e non solo) ha fatto sì che il calcio si espandesse a dismisura e si affermasse con decisione tra gli sport, classificandosi tra i primi più seguiti al mondo.

Pensiamo banalmente alla vendita dei diritti TV, che nel 2019 hanno portato 100,2 milioni di euro nelle casse della Juventus, squadra per il momento ancora favorita dalle scommesse sul calcio di Betway ma anche dei biglietti, che in casi come quello del derby della madonnina di un anno fa ha fatturato 5,8 di incassi per i rossoneri, delle magliette e dell’oggettistica della squadra, per passare poi alle entrate provenienti dagli sponsor, senza dimenticare, come detto prima, che il calcio fa girare l’economia in settori al di fuori di quello sportivo. Pensiamo infatti a un evento come la Champions League e cosa può comportare per le economie locali, che traggono beneficio dall’afflusso di tifosi-turisti, discorso che si può applicare anche al settore della ristorazione e dell’intrattenimento di tutto il continente nelle serate delle partite di Champions e non solo. Deloitte, una delle agenzie di consulenza più importanti a livello mondiale, stima che nel 2018 il mondo del calcio europeo abbia avuto un valore pari ai 25,5 miliardi di euro.

Fino a qui tutto bellissimo, ma cosa succede quando c’è qualche intoppo?

Oramai dovremmo saperlo bene, più alte sono le cifre, più grande è il rischio. I fondi degli investitori e delle proprietà non sono infiniti e, se si gestiscono le società di calcio come delle vere e proprie aziende da fatturato, ecco che ci si espone a rischi di mala gestione, bancarotta e simili.

La Serie A non è estranea a queste “vittime” del calcio moderno, con squadre come Palermo e Parma condannate a dover risalire la china delle serie minori dopo aver annunciato il fallimento. Uno degli esempi più eclatanti della condanna della bancarotta è il Leeds United, squadra inglese che negli anni ’60-‘90 era in lizza per il titolo dell’ora Premier League e di quella che era la Coppa dei Campioni, relegata adesso nel limbo dell’equivalente della Serie B inglese da ormai 10 anni dopo la bancarotta del 2007.

Non solo il fallimento: introdotto dal comitato esecutivo UEFA nel 2009, il Fair Play finanziario, progetto che mira a far estinguere i debiti contratti dalle società calcistiche e ad indurle nel lungo periodo ad un auto-sostentamento finanziario, pena l’esclusione dalle coppe europee organizzate dall’organo calcistico, ha visto caderne vittima niente meno che il Milan ed il Manchester City che tutti conosciamo molto bene.

Eppure, nonostante i rovesci, il mondo del calcio non può fermarsi, come mai? Probabilmente avrete già intuito l’ammontare di cui stiamo parlando ma quant’è il netto generato e quanto andrà al Fisco? Qual è il volume d’affari e le prospettive future del calcio in Italia e non solo? Rimanete aggiornati, al prossimo articolo!

di Elisa Laezza

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: