QUANTO COSTA ASSUMERE UN DIPENDENTE?

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Probabilmente è la domanda che meno ci siamo posti fino ad ora dato che la maggioranza di noi avrà prevalentemente lavorato da dipendente, ma oggi, in seguito all’articolo di ieri sul lavoro stagionale, analizziamo la controparte, ovvero “l’investimento” che un datore di lavoro deve fare nel momento in cui decide di assumerci con contratto regolare.

Partiamo dalle basi definendo il significato di cuneo fiscale. Per cuneo fiscale si intende la somma delle imposte (dirette, indirette, contributi previdenziali) che impattano sul costo del lavoro, sia dalla parte dei datori di lavoro, sia rispetto ai lavoratori dipendenti, autonomi o liberi professionisti. In sostanza, il cuneo fiscale è la differenza tra lo stipendio lordo versato dal datore di lavoro e la busta paga netta ricevuta dal lavoratore. Attraverso questo parametro si possono quantificare gli effetti della tassazione del costo del lavoro sul reddito dei lavoratori, dell’occupazione e del mercato del lavoro.

Oltre al cuneo fiscale, vi è il costo del lavoro che non si identifica solamente con la retribuzione, bensì anche con altre voci quali ad esempio i contributi INPS e INAIL. Nello specifico, vi riassumiamo:

  • retribuzione minima conglobata;
  • oneri previdenziali;
  • oneri assistenziali;
  • costi accessori

La retribuzione rappresenta la voce più costosa e si articola in:

  • elementi fissi;
  • elementi variabili.

Fanno parte della prima fattispecie le voci comuni a tutti lavoratori, ossia il minimo tabellare, la contingenza, l’EDR (elemento della retribuzione) e gli scatti di anzianità (che si applicano al raggiungimento di un determinato numero di anni di servizio).

Sono considerati elementi variabili, invece, tutte quelle voci che vengono inseriti di comune accordo tra le parti, ad esempio, assegno ad personam, indennità di cassa, indennità di vacanza contrattuale, ecc.

Gli oneri previdenziali sono obbligatori, poiché hanno la finalità di assicurare al lavoratore una futura pensione. Si calcolano in percentuale sulla retribuzione lorda del lavoratore. Dunque è fondamentale comprendere la retribuzione imponibile ai fini previdenziali, ossia sulla quale applicare la percentuale contributiva.

La percentuale contributiva dipende fondamentalmente dai seguenti fattori:

  • dal settore di attività in cui opera il datore di lavoro;
  • dalle dimensioni aziendali;
  • dalla configurazione giuridica dell’azienda;
  • dalla qualifica del lavoratore;
  • dallo stato giuridico del lavoratore

Gli oneri assistenziali sono costituiti dal premio INAIL che rappresenta il rischio di infortunio sul lavoro dello stesso. Esso è determinato in base al rischio a cui viene esposto il lavoratore nello svolgimento della propria prestazione.

Tutto ciò cosa significa? Che in buona sostanza il datore di lavoro, assumendo una persona è come se ne dovesse assumere due contemporaneamente a causa dei costi elevati e della tassazione.

Andiamo ora a vedere quali sono le novità introdotte nel 2021 per agevolare e quindi tagliare il cuneo fiscale.

La Legge di Stabilità 2021 ha confermato le novità sul taglio del cuneo fiscale. La nuova normativa prevede un beneficio economico in busta paga con il taglio dell’IRPEF. Come funziona questa riduzione e soprattutto, chi ne avrà diritto?

La normativa interviene su 2 punti: il primo riguarda il trattamento integrativo dei redditi da lavoro dipendente e ricalca la struttura del bonus degli 80€ del Bonus Renzi, aumentandone sia la platea dei beneficiari che il bonus erogato ( saranno 100 €). In particolare per i beneficiari si passa dagli 8174€ annui, soglia di non tassazione, ai 28000 € annui ( prima erano massimo 26000€).

Il secondo rinnova una ulteriore detrazione per redditi da lavoro dipendente dai 28000 € annui ai 40000 euro annui. Per semplificare: la riduzione fiscale è a scalare in maniera inversamente proporzionale rispetto al crescere del proprio reddito, quindi più aumenta il tuo stipendio annuo, meno detrazioni avrai a disposizione.

di Elisa Laezza

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