Femminicidio e Stalking: la crepa di una società malata

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Probabilmente è l’articolo più complicato ed emotivamente sentito che io abbia mai scritto e purtroppo la mia storia è la storia di tantissime altre vite spezzate, troncate in un millesimo di secondo per un’ istinto immediato, incontrollabile di qualcuno che non riesce ad accettare la fine di una relazione, l’avere diritto ad essere indipendenti, di farsi una vita, di poter decidere con chi stare o semplicemente di scegliere con chi non avere più a che fare. Non riesco a spiegarmi quale sia l’ impulso che spinga una persona ad un gesto estremo come quello di uccidere, non ne trovo mai una giustificazione valida, forse perchè probabilmente non c’è o forse perchè dovrei abituarmi all’idea che il genere umano è di per sé violento, quindi spinto all’azione piuttosto che alla razionalità. In tutto ciò, il flagello della giustizia italiana, che chiamarla giustizia è un’ eufemismo ma ora analizziamo il processo evolutivo a cui abbiamo assistito all’interno della nostra società.

Partendo dal presupposto che pur chiamandolo “femminicidio” si tratta sempre di omicidio e pertanto avrebbe dovuto avere una pena severa ed emblematica da sempre, non importa che la vittima sia maschio o femmina, il reato del “ femminicidio” è entrato a far parte del nostro ordinamento giuridico italiano, ed in particolar modo nel Codice Penale, grazie al D. L. n. 93 del 14 agosto 2013, convertito nella legge 15 ottobre 2013, n. 119) recante “Nuove norme per il contrasto della violenza di genere che hanno l’obiettivo di prevenire il femminicidio e proteggere le vittime”. Ebbene sì, avete capito bene, soltanto nel 2013.

A questa legge e alla legge che tutela le vittime di stalking e punisce gli autori di atti persecutori, ovvero la n. 38 dell’aprile 2009, derivata dalla conversione del Decreto legge n. 11/23 febbraio 2009: “Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori”, da cui poi è stato istituito il reato di stalking, con l’inserimento dell’art. 612-bis nel Codice Penale; sono state applicate poi delle aggravanti nel caso in cui la vittima sia una donna in stato di gravidanza, oppure sia persona della quale il colpevole sia il coniuge (anche separato o divorziato), ovvero colui che alla stessa persona è o è stato legato da relazione affettiva, anche senza convivenza. È prevista inoltre, un’aggravante comune (cioè, applicabile a più reati) per tutti i delitti contro la vita, l’incolumità individuale e la libertà personale quando il fatto è commesso in danno di persona in stato di gravidanza.

A seguito di questi provvedimenti però il numero delle vittime non è diminuito e pertanto si è deciso di inasprire maggiormente la pena definendo dei nuovi delitti con la Legge n. 69 del 2019: il delitto di deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso (nuovo art. 583-quinquies c.p.), punito con la reclusione da 8 a 14 anni. Quando dalla commissione di tale delitto consegua l’omicidio si prevede la pena dell’ergastolo.

La riforma inserisce, inoltre, questo nuovo delitto nel catalogo dei reati intenzionali violenti che danno diritto all’indennizzo da parte dello Stato; il delitto di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti senza il consenso delle persone rappresentate (c.d. Revenge porn, inserito all’art. 612-ter c.p. dopo il delitto di stalking), punito con la reclusione da 1 a 6 anni e la multa da 5.000 a 15.000 euro; la pena si applica anche a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o i video, li diffonde a sua volta al fine di recare nocumento agli interessati. La fattispecie è aggravata se i fatti sono commessi nell’ambito di una relazione affettiva, anche cessata, o con l’impiego di strumenti informatici; il delitto di costrizione o induzione al matrimonio (art. 558-bis c.p.), punito con la reclusione da 1 a 5 anni. La fattispecie è aggravata quando il reato è commesso in danno di minori e si procede anche quando il fatto è commesso all’estero da, o in danno, di un cittadino italiano o di uno straniero residente in Italia; il delitto di violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa (art. 387-bis), punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni.

Nonostante tutte le aggravanti e l’introduzione di nuovi reati nel Codice Penale, il 2020, a causa della permanenza forzata all’interno delle mura domestiche ma non solo, è stato l’anno che ha registrato più vittime degli ultimi anni: 91 donne uccise soltanto nei primi 10 mesi, di cui 81 nel contesto familiare, ovvero 1 donna uccisa ogni 3 giorni secondo il rapporto Eures. Di ciò mi preme sottolineare che ci siano state delle richieste d’aiuto da parte delle vittime, difatti nel 2020 le chiamate al 1522 ( numero verde istituito dal Consiglio dei Ministri per le richieste d’aiuto in caso di violenza e stalking) sono aumentate del +79,5% sul 2019. Nei primi 5 mesi del 2020, 20.525 donne si sono rivolte ai CAV ( Centro di Aiuto alla Vita).

È agghiacciante pensare che ogni anno solamente in Italia più di 10mila donne abbiano il coraggio di denunciare atti di violenza e stalking che cambiano per sempre la loro vita, le loro abitudini e poi non venga fatto abbastanza per salvare le loro vite. Mia zia lo aveva detto “Fino a che non ci scappa il morto, non verrà fatto nulla” e così è stato per lei.

La giustizia? Non è abbastanza. Sono ancora troppi i casi che assolvono l’imputato per incapacità di intendere e di volere, per la non imputabilità al momento del fatto e chi viene giustamente sentenziato ha poi modo di chiedere una riduzione della pena per buona condotta o per altri motivi che francamente non riuscirò mai a giustificare come leciti. Trattandosi dell’Italia poi, cosa ci possiamo aspettare? Qualche mazzetta, qualche buona conoscenza ed anche chi ha palesemente commesso uno degli atti più crudeli ed ignobili che esistano si trova oggi a piede libero.

Lascio a voi le considerazioni del caso, ma il regalo più bello che lo stato italiano potrebbe fare alla mia famiglia e a tutte le altre che hanno vissuto il dolore di una perdita come questa, è quello di costruire un futuro in cui non servano le giornate dedicate al femminicidio, le manifestazioni in piazza con le scarpette rosse, le campagne di sensibilizzazione per insegnare il rispetto, le pari opportunità, l’educazione perchè tutto ciò a nulla serve se poi nella realtà non viene fatta giustizia e tutti i valori e gli ideali di uguaglianza, pari diritti e doveri tra uomo e donna non vengono applicati in tutti i campi, da quello lavorativo alla sfera personale. Perchè le vittime non sono solo le figlie dei propri genitori: sono esseri umani, figli del mondo ed io auguro a questa società malata e terribilmente ingiusta un tempestivo cambio di rotta, in ricordo e rispetto alle vittime ed in prevenzione di chi domani potrebbe essere quel numero in più aggiunto ad una lista fin troppo lunga.

di Elisa Laezza

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