MA COS’È IL GREEN PASS?

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Finalmente si respira aria di riaperture ed il  vocabolario dell’emergenza sanitaria annovera un nuovo concetto: il green pass.

Numerose delle attività che saranno nuovamente consentite dipenderanno dal possesso di tale documento, infatti esso autorizzerà gli spostamenti tra regioni rosse o arancioni, la partecipazione alle cerimonie civili e religiose, ai convegni, alle fiere ed infine agli spettacoli od eventi all’aperto. 

Per quanto riguarda gli spostamenti verso gli Stati esteri si deve osservare che non vi sono ancora regole univoche nemmeno a livello europeo, dunque il pass ad oggi ha valore soltanto entro i confini nazionali. L’UE comunque sta varando il “digital green certificate”, un codice QR leggibile in ciascuno dei 27 Paesi che eviterà di sottoporsi ad ulteriori quarantene o tamponi. 

 

Il termine giornalistico, rigorosamente in inglese, seppure intuitivo nella funzione e nel significatolascia numerosi interrogativi. Proviamo a rispondervi nel corpo di questo articolo. 

Il green pass, più propriamente << certificazioni verdi >>, sono introdotte dall’art. 9 del decreto legge n. 52 del 2021, esse sono le << certificazioni  comprovanti lo stato di avvenuta vaccinazione contro il SARS-CoV-2  o  guarigione dall’infezione da  SARS-CoV-2,  ovvero  l’effettuazione  di  un  test molecolare o  antigenico  rapido  con risultato  negativo  al  virus SARS-CoV-2 >>. Potremmo definirli quindi come quei documenti che attestano la mancanza di pericolosità del soggetto in termini di contagio. 

Tracciamo alcune precisazioni: il test rapido vale quale certificazione verde se effettuato nelle 48 ore precedenti, mentre per guariti dal Covid-19 si intende chi sia uscito dall’isolamento a seguito di una negativizzazione e dunque chi abbia un tampone risultato negativo, ed infine per vaccinato si intende chi abbia ricevuto entrambe le dosi di vaccino nel caso di inoculazione di un siero che prevede il “richiamo”. 

 

Strettamente collegata alla natura della certificazione è anche la durata della stessa. Come dicevamo, il tampone rapido – molecolare o antigenico – avrà una validità di sole 48 ore, mentre la certificazione attestante la guarigione dal virus sarà valido per 6 mesi dalla data di fine isolamento. Con riferimento alla vaccinazione si deve segnalare che essa garantisce un green pass di 9 mesi ma vige una regola particolare. Qualora a seguito della prima inoculazione sia stato rilasciato – come dovrebbe avvenire ordinariamente – un documento che la attesti, i 9 mesi in questione partiranno dal quindicesimo giorno successivo a tale data. In buona sostanza benché si dica che il green pass vero e proprio si ottenga soltanto con la vaccinazione completa si prevede una sorta di “foglio rosa” che autorizza allo svolgimento delle medesime attività contemplate dal green pass anche dopo la prima dose di vaccino. 

 

Il green pass viene rilasciato direttamente dall’autorità che può accertare una delle suddette condizioni. Pertanto nel caso di vaccinazione esso sarà rilasciato dall’ASL o dalla struttura sanitaria presso cui è stata operata la vaccinazione, nell’ipotesi di guarigione dal virus sarà onere del medico di base ovvero della struttura dove sono state ricevute le cure in caso di ospedalizzazione. Infine nell’ipotesi di green pass susseguente al test rapido, la certificazione viene rilasciata dal laboratorio dove è stato effettuato il tampone. È opportuno specificare che le certificazione che attestano le condizioni di cui sopra sono già valide quali green pass. 

 

Infine è giusto il caso di precisare che il certificato può essere rilasciato e di conseguenza esibito sia in formato cartaceo che digitale in tutte le ipotesi che abbiamo visto.

di Raffaele Freda

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