LA CENSURA IN ITALIA

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I fatti che stanno coinvolgendo il cantante Fedez e la RAI in questi ultimi giorni, ci hanno spinto a volervi chiarire la questione della censura così come concepita in Italia, ovvero in un regime democratico.

Procediamo per step. Innanzitutto definiamo che da un punto di vista giuridico la censura è prevista solamente per quanto riguarda le opere cinematografiche per stabilire dei limiti alla visione dei minori. Per quanto concerne la stampa sia cartacea che digitale, invece, non vi è alcuna limitazione in quanto diritto previsto dalla Costituzione nell’articolo 21, precisamente nella parte di “Diritti e Doveri dei cittadini”. Detto ciò precisiamo che la libertà di espressione dei giornalisti è limitata alla lesione di interessi e d’immagine altrui, come nei casi della diffamazione e dell’ingiuria per i quali la vittima ha modo di difendersi procedendo attraverso atti giudiziari. Si auspica il buon senso e rispetto del giornalista, ma nel caso dovesse esporsi in modo scorretto nei confronti di un singolo o di un gruppo, si avrebbe modo di controllare previamente l’ elaborato ed evitare conseguenze penali? In linea teorica no, siccome non ci possono essere dei controlli preventivi su un’ elaborato di un giornalista in quanto, così facendo, si andrebbe a ledere il diritto di espressione e di libertà di pensiero.

Ora, partendo dal presupposto che conoscere la realtà oggettiva degli avvenimenti accaduti al Concertone del 1° Maggio non ci è possibile, abbiamo deciso di analizzare la questione partendo dal codice etico della RAI.

Tra i fondamenti e gli obiettivi prioritari vi segnaliamo:

• LA CORRETTEZZA E LA TRASPARENZA: Mantenere un comportamento irreprensibile, agendo secondo diligenza e buona fede e rispettando gli impegni assunti nei rapporti con le Istituzioni e con tutti gli organi della Pubblica Amministrazione, nelle sue articolazioni centrali e periferiche, nonché con tutti i terzi interlocutori, assicurando verità di informazione, trasparenza di azione e piena credibilità.

• IL PLURALISMO: Assumere quale principio fondamentale del sistema radiotelevisivo la garanzia della libertà e del pluralismo nell’accesso ai mezzi di comunicazione, la tutela della libertà di opinione e di espressione per ogni cittadino, come la tutela della libertà d’informazione, l’apertura delle diverse opinioni e tendenze politiche, sociali, culturali e religiose e la salvaguardia dell’identità nazionale e della memoria storica del Paese e del patrimonio culturale europeo, delle diversità linguistiche ed etnico‐ culturali, nel rispetto delle libertà e dei diritti garantiti dalla Costituzione.

• L’IMPARZIALITÀ: Evitare, anche nell’ambito della programmazione, di favorire alcun gruppo di interesse, singole persone fisiche o giuridiche. Evitare ogni distinzione di età, sesso, di orientamento sessuale, di razza, di lingua, di religione, di nazionalità, di opinioni politiche e sindacali, di condizioni personali e sociali.

Come si potrà ben intuire la difficoltà nel rendere pubblici dei contenuti è immane, poiché vi è la necessità ed obiettivo di non contrastare alcuna opinione o quantomeno garantire una controparte che possa bilanciare l’argomentazione. Difatti promuovere un’immagine televisiva pluralista ed imparziale sottintende che ci debbano essere “attori” facenti parte più scuole di pensiero così da poter lasciare al pubblico la facoltà di crearsi un pensiero critico da sè.

In un’ottica di apertura nei confronti della pluralità di pensiero, a livello teorico, non ci sarebbe potuto essere spazio per una censura, né per un controllo preventivo di un discorso fatto da un libero cittadino che in quanto tale ha il diritto di esprimere la sua opinione, senza essere manovrato.

Da un lato la tutela legittima dei diritti del singolo cittadino, dall’altro lato la correttezza e la trasparenza nei confronti delle Istituzioni e della Pubblica Amministrazione comporta per la RAI, in quanto televisione di Stato, la scelta di una linea di presentazione più equilibrata, equa e ponderata.

Che si possa essere più o meno d’accordo con il contesto scelto ed il contenuto stesso del discorso, il 1º Maggio ci deve riportare solamente ai lavoratori ed alla dignità al lavoro che spesso viene calpestata. Come l’espressione ed il pensiero, così anche il lavoro è libertà.

di Elisa Laezza

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