Recovery Fund: una salvezza o una condanna?

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L’anno 2020 ha stravolto le nostre vite. Da un giorno all’altro la vita che conoscevamo è drasticamente cambiata lasciando spazio a diversi sentimenti che son passati dall’altruismo alla rabbia che, oggi, si presenta come sentimento dominante.

Tutti i diritti ai quali,  forse, non davamo sufficiente importanza sono stati sospesi per lottare contro un nemico invisibile chiamato coronavirus. 

Ovviamente l’impatto di tutto ciò non è stato meramente psicologico e personale ma anche economico, arrivando a mettere a dura prova la tenuta socio-economica del Paese.

Tutti gli Stati hanno cercato di correre ai ripari e l’Unione Europa, della quale l’Italia è uno dei Paesi fondatori, ha cercato delle soluzioni che potessero evitare il default dei Paesi membri dovuto alle chiusure totali di interi settori economici. 

Proprio per salvaguardare l’economia ed il mercato interno, ma soprattutto con il fine di garantire una veloce ripresa economica, è stato definito il piano che oggi conosciamo con il nome di Recovery Fund. 

Ma in cosa consiste tale progetto? Sostanzialmente si tratta di un fondo garantito dal bilancio UE mediante il quale verranno emessi i c.d. recovery bond che sono titoli di debito comune ovvero obbligazioni emesse direttamente dal fondo Recovery Fund. 

 Se volessimo definire ancora più semplicemente il Recovery Fund, potremmo descriverlo come quel meccanismo mediante il quale si finanzia un determinato settore di mercato tramite l’emissione di recovery bond, con la garanzia del bilancio dell’Unione europea. 

Ad oggi i fondi destinati a livello europeo, ammontano a 750 miliardi di euro che verranno, una volta presentato il piano di distribuzione da parte di ogni Paese membro colpito dalla pandemia, distribuiti attraverso l’emissione di debito garantito dall’Unione europea rispettando il criterio del maggior impatto della crisi COVID.

Questi 750 miliardi di euro sono così distribuiti: 360 miliardi di euro di prestiti e 390 miliardi di euro di sussidi. 

Ovviamente l’Unione europea ha definito quali devono essere gli ambiti nazionali ai quali devono essere destinati i fondi: innovazione e digitalizzazione, transazione economica e rivoluzione verde, salute, inclusione, infrastrutture ed infine, istruzione e ricerca. 

La previsione per l’Italia è quella di ottenere circa 210 miliardi di euro dei quali circa 82 miliardi saranno sussidi e 127 saranno prestiti.

Una volta inquadrata la natura del Recovery Fund, sorge spontanea una domanda: quali sono quindi i pro e i contro? 

Mettiamo subito una cosa in chiaro: i soldi del Recovery Fund dovranno essere restituiti per intero calcolando anche il tasso di interesse. Pertanto no, non ci verranno regalati ma anzi, il peso economico della restituzione graverà sulle future generazioni che già vedevano pesare su di loro un debito nazionale tra i più alti in tutta l’Unione Europea.

Va detto che comunque ci sono degli aspetti positivi. Innanzitutto sui sussidi non verranno pagati gli interessi e sui prestiti gli interessi saranno bassi. Inoltre la restituzione dovrà iniziare nel 2028, in un tempo pertanto ancora lontano, nella speranza che entro quell’anno il Paese sarà stato in grado di risorgere. 

La previsione del Recovery Fund è inoltre il primo intervento diretto dell’UE nei confronti degli Stati membri gravemente colpiti dalla crisi dovuta alla pandemia. 

Come in tutte le cose, non è facile assumere una posizione netta al riguardo pertanto lasciamo a voi decidere se il gioco valga la candela domandandoci: sarà l’Italia in grado di investire adeguatamente i fondi garantendo innovazione e servizi per le future generazioni che dovranno ripagare il debito o questo fondo sarà solo un mezzo per accontentare qualcuno?

di Erika Fischer

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